Chiara Raggi è una costruttrice di strofe ma non ha lo stesso talento per ritornelli o sbocchi musicali fiammeggianti. Questo, almeno, trapela dall'ascolto di “Molo 22”, un album quasi parlato in cui la semplicità musicale è in ogni dove tranne che negli arrangiamenti, elementi davvero curati e punta di diamante dell'intero disco.
Le melodie rimangono spesso sul vago, non ce n'è alcuna che rimanga impressa per un ritmo o per la scelta ardita di una nota che non ti aspetti. Manca la meraviglia, la sorpresa e l'incanto ma si sente il lavoro e, a volte, un'ispirazione più diretta come nel caso di “Inesorabile fragilità” che ha, almeno questa, un ritornello corposo.
Sembrano piccolezze ma, di atmosfere rarefatte e meditate, è saturo il mondo ed io sogno qualcuno che deformi la melodia a suo piacimento e non chi esercita l'uso (quasi) scolastico della voce in ambito canzone.
Tra i lati positivi (oltre alla voce attraente), è sicuramente bella l'idea dell'arpeggio di chitarra classica su cui scorre, come un'amara carezza, la lettura di “Alcune mattine”, un brano contro la depressione che, paradossalmente, incupisce.
Raggi offre più invenzione nelle liriche e i suoi testi discorsivi si leggono, con piacere, anche senza musica. Però, tutto ciò non basta a prendere nota del suo nome come quello di un astro nascente e di sicuro fulgore.
Vedremo cosa saprà inventare in futuro. Per ora non va oltre la sufficienza.
Chiara ci parli di te?
La mia storia parte da lontano, da una chitarra e una voce tra sale, polvere e luna. Sono nata e cresciuta a Rimini, città che ha accolto i miei studi musicali e le prime canzoni, le prime esibizioni. Poi la voglia di respirare acqua dolce mi ha portato a Torino, sulle rive del Po, a sognare una nuova vita e nuove canzoni. Così è stato.
Come definiresti il tuo nuovo album “Molo 22”?
Per me si tratta di un concept, anche se non lo è in senso tradizionale. Non c’è una storia o una tematica che ti porta passo a passo tra una traccia e l’altra. Ma per me è un concept perché a fare da fil rouge vi è la pulizia di suono, la trasparenza dei testi e l’originalità della musica. E’ un album sincero. Senza fronzoli, se pur ricco nell’arrangiamento. Un album dove la parola è a pari merito con la composizione musicale, ritagliandosi un ruolo preferenziale.
…e il tuo stile musicale?
Molti dicono di me “non allineata ad un unico genere musicale”. Vero e non vero. Nel mio album non si ascoltano dieci stili musicali differenti. Nelle mie canzoni si trovano a convivere riff di chitarra che ricordano i miei studi musicali classici, armonie prese dal mondo jazz e ritmi e colori che arrivano dalla musica popolare sudamericana. Ma credo che, ascoltando con attenzione le 10 composizioni del Cd, si possa percepire la convergenza pacifica di questi tre “spiriti musicali” che in me vivono e che continuamente nutrono il mio desiderio di bellezza musicale.
La scelta del titolo?
E’ il titolo della seconda traccia e mi riferisco al nuovo porto della città in cui sono nata e cresciuta. E’ per me un luogo magico, in particolare quando svanisce la confusione estiva e si può assaporare il vento morbido e fresco di inizio autunno. E’ un luogo di meditazione e di riflessione. Intitolare così il mio primo album vuole essere un omaggio alla mia terra e una sorta di rivendicazione delle mie origini. In una vecchia canzone scrivevo “è questione di coscienza avere delle origini”…
A quale brano sei più legata e perché.
Uno dei pezzi che forse amo di più è “E’ cambiata la notte” perché parla del cambiamento come momento positivo nella vita di ognuno, come possibilità di nuove risorse, di nuovi incontri, nonostante le fatiche del momento. In più questa canzone è per me vera e duratura nel tempo. Ciclicamente torna nel mio percorso di vita a dimostrarsi vera e ad incarnare perfettamente quel determinato momento.
Come vedi la scena emergente italiana?
Ricca, in fermento da ormai parecchi anni. Non ho molto da dire. Le quote rose aumentano velocemente e non so se ci sia spazio proprio per tutti. Io faccio la mia strada.
Le tue influenze musicali?
Avendo studiato fin da piccola in Conservatorio, tra sonate e rondò e teorie varie, quando ho cominciato a scrivere canzoni conoscevo molto poco del mondo cantautorale italiano ed internazionale. Il mio è stato un processo di ambientazione e di riconoscimento. Sicuramente nel mio cammino ho incontrato grandi maestri, ma non necessariamente un punto di riferimento a qui rifarsi fedelmente. Credo piuttosto che il segreto stia nel riconoscere ed abbracciare la musica che ti fa battere il cuore, al di là di ogni genere.
Cosa ne pensi dei social network come MySpace e FaceBook?
MySpace lo utilizzo come mezzo di lavoro. FaceBook non ce l’ho. Mi sento già spiata a sufficienza attraverso MySpace. Gli amici preferisco incontrarli di persona o al telefono. Quelli che non vedo da anni e potrei rintracciare su FaceBook creando vecchie rimpatriate e gruppi improbabili li lascio dove sono… un motivo ci sarà se non ci si sente da 10 anni no???
Altri progetti in cantiere?
Oltre alla promozione del disco e tanti live, sto scrivendo le canzoni per il prossimo lavoro discografico! A settembre comincerò la preproduzione e via di seguito.
Vuoi aggiungere qualcosa?
Quando parlo con i musicisti mi sento più cantautrice… ma quando parlo con i cantautori mi sento decisamente più musicista!