Synpress 44 - Ufficio stampa

Ufficio stampa e comunicazione: musica, artisti, eventi, festival e spettacoli. Diretto da Francesca Grispello e Donato Zoppo
lunedì, 08 giugno 2009

NuovaMusica recensisce Kimica dell'Alkemik Quintet

Siamo lieti di segnalare la recensione di Kimica di Alessandro Tedesco / Alkèmik Quintet su NuovaMusica
Il nostro grazie alla redazione.


http://nuovamusica.blogspot.com/2009/06/alessandro-tedesco-alkemik-quintet.html



Cinque musicisti jazz che si incontrano, ognuno con proprie idee, esperienze, stile e contaminazioni; tutti questi elementi che si mescolano, interagendo, per dar vita infine ad un insieme di brani ricchi di sfaccettature e di grande piacevolezza. Come una reazione chimica, in cui dall'interazione tra diversi elementi esce fuori qualcosa di nuovo. Così è nato "Kimica", disco di debutto dell'Alkèmik Quintet guidato dal trombonista Alessandro Tedesco. Cinque giovani e talentuosi musicisti campani, vincitori all'unanimità dell'edizione 2008 del Waltex Jazz Competition, un concorso dedicato ai giovani talenti del jazz, che gli ha permesso di guadagnare un contratto discografico con la Radar Music.
"Kimica" è un disco di ottimo jazz, con diverse influenze, contenente sei brani firmati dai membri del quintetto più tre rifacimenti: "C'Amor'" di Marco Zurzolo e due celebri classici, "Sophisticated Lady" (Duke Ellington) e "The Preacher" (Horace Silver), reinterpretati con bravura e maturità. L'intero album si contraddistingue per la piacevolezza d'ascolto e l'eleganza; i componimenti non sono mai seriosi o pesanti, bensì spesso frizzanti e coinvolgenti: non è difficile ritrovarsi a tamburellare con le dita o con i piedi per seguire il ritmo. Solo raramente si ha l'impressione di un eccessivo allungamento del brano, ma è un peccato veniale. Un brano che spicca è senza dubbio "Cinderella", del bassista Davide Costagliola. Un pezzo dolce, molto godibile, con il sassofono che regala le note di un amabile melodia giocando, a tratti, con il trombone, e poi il piano che si fa avanti, sempre con il sottofondo di una delicata batteria. Molto interessante anche il brano d'apertura, "Modulations" (di Alessandro Tedesco), soprattutto dopo qualche ascolto. Bella la versione di "The Preacher" a cui spetta il compito di chiudere il disco: frizzante, divertente, dal ritmo coinvolgente. Una degna chiusura per un album come questo, composto e suonato bene, ricco di swing e anche elegante. Consigliato in particolar modo agli amanti del jazz, ma vale la pena di ascoltarlo comunque, giusto per capire l'effetto che fa.
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categoria: kimica, alkèmik quintet, alessandro tedesco


giovedì, 14 maggio 2009

KultUndreground intervista Alessandro Tedesco degli Alkemik Quintet

Siamo lieti di segnalare l'intervista ad Alessandro Tedesco degli Alkemik Quintet su KultUnderground per la recenste uscita dell'album Kimica
Il nostro grazie a Davide Riccio

http://www.kultunderground.org/articoli.asp?art=1303

Alessandro Tedesco, Benevento, 1976, è un musicista jazz. Si è diplomato in trombone nel 1997 e ha proseguito gli studi classici con Gianluca Camilli e con Roberto Bianchi, primi tromboni al Teatro San Carlo di Napoli, con Andrea Conti (primo trombone dell’Orchestra Sinfonica di Monaco), Luca Benucci (primo corno del Maggio Fiorentino).
Ha suonato e suona in formazioni cameristiche e orchestre, tra cui i Caudium Brass, i Playing Brass, il gruppo Nuova Scarlatti, il gruppo cameristico del Conservatorio di Benevento (Omaggio a Igor Stravinskij), l’Orchestra Ars Nova, la Media Aetas, l’Orchestra Regionale Molisana. Ha collaborato con varie Big Band jazzistiche tra cui Caserta Big Band, Big Band Bengio, Minale Big Band, B.B. Orchestra, Salerno Big Band, O.N.J. (Orchestra Napoletana di Jazz), Egea Orchestra.
Collabora con vari artisti e direttori tra i quali Roberto De Simone (noto compositore e musicologo, già Nuova Compagnia di Canto Popolare), Massimo De Bernart, Vince Tempera, Roberto Pregadio, Renato Serio, Peppe Vessicchio, Enrico Montesano, Luca Barbareschi, prendendo parte a trasmissioni e concerti su reti RAI e MEDIASET tra cui il Festival di Napoli, Napoli Prima e Dopo, Trash e Amici di Maria De Filippi.
Si è inoltre diplomato in Jazz nel 2002 continuando gli studi sotto la guida di numerosi importanti maestri. Fa parte del quintetto di Marco Zurzolo esibendosi nei festival jazz più prestigiosi in Italia e nel mondo (Umbria Jazz e Umbria Jazz Melbourne, Festival Jazz di Montreal, Italian Jazz festival di Londra e in locali storici come il Blue Note di New York. Nel 2007 si laurea in discipline musicali jazz.
Numerosissime le collaborazioni artistiche e discografiche tra cui Daniele Sepe, Aldo Bassi, Aldo Vigorito, Gianpaolo Casati, Piero Leveratto, Andrea Beneventano, Pietro Tonolo, Dario Deidda, Alfonso Deidda, Sandro Deidda, Ettore Fioravanti, Ferruccio Corsi, Giovanni Amato, Antonio Onorato, Daniele Scannapieco, Enrico Pierannunzi, Gabriele Mirabassi, Tom Harrell, il vibrafonista Mike Mainieri (Steps Ahead), Don Moye, Roscoe Mitchell, Peter Erskine e Archie Shepp…
Nel 2008 Alessandro Tedesco vince all’unanimità il premio Waltex Jazz competition (concorso internazionale indetto dalla etichetta Radar e dalla Waltex Tricot, azienda toscana produttrice di tessuti per l’alta moda, giuria presieduta da nomi come Gabriele Mirabassi, Paolo Damiani e Claudio Carboni) e incide il disco Alessandro Tedesco/Alèmik Quintet: Kimika.
 Il cd contiene brani originali omposti da Alessandro Tedesco, Davide Costagliola e Vincenzo Saetta. Una cover di Duke Ellington (Sophisticated Lady) e una di Horace Silver (The Preacher). Un brano (C’ Amor’) è del grande sassofonista napoletano Marco Zurzolo. Il disco è distribuito in tutto il mondo dalla Egea.

Davide
Anzitutto ciao Alessandro. Il vostro cd è davvero un ottimo lavoro, tecnicamente robusto, elegante… La tua formazione è prima di tutto classica. Oggi la musica jazz, grazie anche ai primi passaggi ad opera di Gershwin, Stravinskij, Auric o Milhaud,  è definita una musica colta e il presupposto per suonare jazz è la conoscenza della musica classica. Eppure le origini del jazz furono esattamente l’opposto, poiché nasceva da un substrato di musiche quali blues, spiritual e altra musica popolare nera. Com’è nata la tua passione per il jazz e cosa vi hai messo dentro della tua formazione classica?
 
Alessandro
Grazie a te Davide per aver apprezzato il nostro lavoro.
La mia passione per la musica jazz nasce quando avevo solo 15 anni, per caso sono andato ad ascoltare un concerto jazz in un piccolo club, e se devo essere sincero non mi piacque tantissimo, ma mi lasciò un segno, ed in particolare quel capolavoro inconfondibile del binomio Rodgers&Hart, My funny Valentine. Una settimana dopo comprai il mio primo disco di jazz, una raccolta dove c’èra questa bellissima canzone suonata da Chet Baker. Da quel giorno è cominciata la mia ascesa all’interessamento a quello che era il jazz. All’epoca ero già uno studente del conservatorio ed avevo militato solo in piccole bande, ma il caso volle che mi proposero di partecipare alla formazione di una big band, ed il luogo dove si svolgevano le prove era un club privato, chiamato Chet Baker Jazz club, e l’orchestra non poteva che chiamarsi nel medesimo modo. Riguardo alla formazione classica, è quella che mi ha dato modo di poter esprimere al meglio il mio concetto di suono, ma anche una visione a 360 gradi della musica, in particolar modo dal punto di vista compositivo.
 
Davide
Com’è avvenuta la scelta del trombone tra gli altri strumenti?
 
Alessandro
Devo dire che è stato un caso, o meglio un’esigenza logistica del mio primo insegnante, che all’atto costitutivo di una banda di paese, mi disse che avevo delle predisposizioni per il trombone, e le mie proteste, visto che le mie intenzioni erano di suonare il sax alto, furono inutili. Così fui costretto a comprare un trombone, strumento non popolarissimo, che con grande facilità e precocità riuscii a far suonare. La mia prima performance fu dopo solo un mese di studio, chiaramente parliamo di piccole marcette da banda molto semplici, che però mi hanno fatto subito apprezzare la magia di quello strumento privo di tasti, spoglio, un semplice tubo di ottone.
 
Davide
Il vostro cd è fatto di musica strumentale, sebbene si è detto (Gian Carlo Testoni) che il più antico mezzo di espressione nel jazz è stata sì la voce umana, ma il gusto musicale del negro ha riportato nella tecnica strumentale degli strumenti a fiato tutti gli effetti da lui ottenuti con la voce (vibrato, intonazioni rauche, blue-notes, portamenti ecc.). In questo senso ti definiresti non solo un trombonista, ma anche un “cantante”?
 
Alessandro
Assolutamente si! Oltretutto il trombone più di ogni altro strumento a fiato, è quello più vicino alla voce umana (maschile) come estensione, come timbro e per certi versi anche tecnicamente. Cantare ogni singola nota, e sapere dove si trova prima di suonarla è una peculiarità di molti musicisti, e non solo di strumentisti a fiato, ma per quanto riguarda il mio strumento, non essere anche un cantante significherebbe non riuscire ad intonare perfettamente la noto giusta.
 
Davide
Il trombettista John McPhee suonò una volta la sua cornetta vicino alla cordiera di un pianoforte sul quale aveva suonato Thelonious Monk, nella speranza di suscitare per simpatia suoni armonici che avessero magia o memoria di quel grande maestro. Avendone la possibilità, quale strumento appartenuto a quale musicista e maestro prediletto ti piacerebbe suonare?
 
Alessandro
Prendo in prestito le parole che ha detto Joseph Alessi, primo trombone della New York Philarmonic, il quale non avrebbe niente da invidiare a nessun essere vivente al mondo in quanto a qualità tecniche, bellezza e fluidità di suono, e cioè:
“ Vorrei avere il suono di J.J.Johnson”, e chiaramente poter suonare il suo trombone.
 
Davide
Da ragazzo “Sophisticated lady”, una versione cantata da Rosemary Clooney, è stata la prima canzone in assoluto o molta tradizione nella vostra musicai uscire...ti strumenti. ttivo. Volenti o nolenti il bagaglio di un musicista ogche mi ha avvicinato al jazz… (ma anche “Mood indigo”). Poi venne il resto. Come e perché hai lavorato al riarrangiamento di questo standard di grande classe?
 
Alessandro
Ellington è sempre stato per me, da quando mi sono avvicinato allo studio del jazz, un innovatore ed un poeta rispetto ai suoi contemporanei. L’analisi dei suoi brani mi affascina molto, e mi piace stravolgere in un certo senso le forme rese così perfette, cercando di non perderne la bellezza interiore, e in questo caso la melodia. L’idea del mio arrangiamento è quella di movimentare ritmicamente una linea melodica molto cantabile, con l’ausilio del dispari, in questo caso un 5/8 funky per le due prime strofe, mentre nel bridge dove la peculiarità principale è la scelta degli intervalli, ho optato per un 2/4 lasciando quasi invariata la metrica originale. Unico chorus di solo affidato ai due fiati, con il trombone che si contrappone sordinato di plunger al sax alto, e dopo un open free ho inserito una sorta di special con una ben nota citazione di un altro classico di Ellington “Perdido”, tema finale e coda.
 
Davide
Qual è il tuo assolo preferito nel jazz? Perché?
 
Alessandro
Senza dubbio uno dei primi assolo che ho trascritto, e cioè Yasterdays (Kern, Harbach) eseguito magistralmente da J.J. Johnson, un incisione del 1957. Ho ripreso quel solo più volte nel corso della mia vita, e pur confrontandolo con altre esecuzioni di altri grandi trombonisti, in nessuna di esse ne è trapelata la stessa nitidezza, e sensibilità. Sono tre chorus che racchiudono tutto, liricità, padronanza tecnica, ricchezza armonica, genialità, equilibrio e perfezione.
 
Davide
Il jazz assomiglia a quel tipo d’uomo con cui non permettereste a vostra figlia di uscire… Cosa ne pensi della frase di Duke Ellington… Che similitudine faresti tu invece del jazz?
 
Alessandro
Penso che la frase di Ellington potesse andar bene nel periodo in cui è vissuto; oggi il jazz piace ad una cerchia non troppo estesa di amanti, spesso intellettuali, che andrebbero molto a genio a tutti i padri… Questo genere ha ancora il sapore di allora, la differenza è che viene apprezzato purtroppo solo da coloro che hanno dei gusti musicali più raffinati, o meglio più “educati”. C’è da dire che oggi siamo di fronte ad una mercato musicale vario e vasto, cosa che non esisteva allora.
La mia similitudine del jazz? Una di quelle enormi tele che Pollock dipingeva sul pavimento del suo studio; ad un profano poteva sembrare un insieme caotico di linee, colori, un groviglio primordiale, in realtà ciò che ne veniva fuori era armonia,  tensione,  vibrazioni caustiche, genio. Linee vagabonde, assimilabili alle note di un pezzo jazz, che in realtà vagabonde non sono, anzi.
 
Davide
Luca Flores disse di amare quei musicisti che cantano, scrivono e suonano ogni nota come se fosse l’ultima. Tu invece per quale sua peculiarità ami di più un musicista piuttosto che un altro?
 
Alessandro
Essendo un meridionale, sono attratto dal calore, inteso come messaggio trasmissivo che parte dal cuore, e non dalla mente. Non mi fermo alla bellezza delle note che può suonare qualsiasi bravo musicista, ma vengo rapito dalla modalità di esecuzione. La musica deve contenere pathos, deve raggiungere l’animo e non solo l’orecchio dell’ascoltatore, deve emozionare, travolgere e incantare. Amo tutti quei musicisti che mi trasmettono queste sensazioni.
 
Davide
Che succede in questo momento? Cosa succederà a breve?
 
Alessandro
Presenterò il mio disco in vari festival jazz, tra cui quello di Bolzano in luglio, ed entro la fine dell’anno conto di far uscire il secondo, abbastanza diverso dal primo, al quale sto lavorando.
 
Davide
Ciao e grazie. Ah, “la porti un bacione” alla mia cara Irpinia!
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martedì, 12 maggio 2009

Chitarre recensisce Kimica dell'Alkemik Quintet di Alessandro Tedesco

Siamo lieti di segnalare la recensione di Kimica degli Alkemik Quintet di Alessandro Tedesco su Chitarre di maggio 2009
Il nostro grazie alla redazione

Tedesco su Chitarre di maggio
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giovedì, 30 aprile 2009

Napoli.com recensisce Kimica degli Alkemik Quintet

Siamo lieti di segnalare la recensione di Kimica degli Alkemik Quintet di Alessandro Tedesco su Napoli.com
Il nostro grazie ad Eva Cascello

http://napoli.com/viewarticolo.php?articolo=27227&pagenum=0

Alkèmik Quintet -  Una band campana in crescente evoluzione musicale
   
Proprio come il principio della chimica. Una legge di combinazione segue l’altra e, messi insieme i vari elementi, esce fuori il risultato = Alessandro Tedesco/Alkèmik Quintet.
La band campana è formata da Alessandro Tedesco al trombone, Vincenzo Saetta al sax contralto, Andrea Rea al piano & hammond, Davide Costagliola al basso elettrico e Sergio Di Natale alla batteria.

Nella loro diversità i vari componenti, diversi ma funzionali come le dita di una mano, formano un tutt’uno che dà una sonorità interessante e moderna insieme.
L’Alkèmik Quintet si fonda su una forma molto ricercata di jazz, che si sposa alla perfezione con un ambito vicino alla musica afro-americana, ricordando però anche sonorità afro-latine, e formando dunque un ensemble molto raffinato.
Nella musica dell’Alkèmik Quintet c’è ricerca sonora ma anche canoni tradizionali che si trasmutano in sfumature che sanno sia di moderno sia d’antico.
La band promette bene. I presupposti ci sono tutti per confermare i già avvenuti successi, come quello riscosso alla Waltex Jazz Competition e alle partecipazioni di eventi musicali di rilievo come l’Oktober Jazz Festival e l’Ischia Jazz Festival.
Per ora, restiamo in attesa di nuovi e brillanti risultati per l'Alkèmik Quintet… con l’augurio di far riecheggiare, per il futuro della band, le parole di John Coltrane:
Il jazz, se si vuole chiamarlo così, è un'espressione musicale; e questa musica è per me espressione degli ideali più alti.


Per contatti e informazioni
E-mail: alkemikquintet@yahoo.it
Myspace: www.myspace.com/alkemikquintet
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giovedì, 23 aprile 2009

MenteLocale recensisce Kimica dell'Alkemik Quintet

Siamo lieti di segnalare la recensione di Kimica dell'Alkemik Quintet su MenteLocale
Il nostro grazie a Riccardo Storti


http://www.mentelocale.it/musica_notte/contenuti/index_html/id_contenuti_varint_23539

In musica la chimica è tutto: affinità elettive tra elementi che si combinano quindi magie per i nostri sensi quando quelle molecole ci colpiscono. E Kimica (Radar, 2008) è anche il titolo del CD dell’Alessandro Tedesco Alkémik Quintet. Trombonista di formazione classica, Tedesco – un bel giorno - finì per scontrarsi con il jazz e fu tutto un cursus honorum con nomi di punta del panorama nazionale (Pierannunzi, Sepe, Tonolo, Onorato, Giammarco, Casati, Leveratto) e non (Peter Erskine e Archie Shepp). In seguito avvenne l’incontro con un paio di amici e la fusione alchemica in quintetto.
Play e ci siamo. Jazz di gran classe per un CD valido sia per le composizioni, sia per le rifiniture registiche di postproduzione. Cura e passione. Si comincia con Modulations, vero e proprio viaggio sonoro tra cromature e cromatismi; Cinderella è un delicato affresco melodico donato dall’attento bassista Costagliola alle varie voci dell’ensemble (pianoforte e sax). Il gioco si fa sottile appena incalza l’attacco sincopato, diluito in 5/4, di Spinning: allusione a Night in Tunisia di Gillespie che, però, si sa aprire ad episodi più smooth. L’itinerario procede tra le dune modali di Kimica, il flamenco jazz de Il mago delle foto e le rifrazioni soul di Bubu settete. Abilmente congegnate le interpretazioni di due classici (Sophisticated Lady di Ellington e The Preacher di Silver) più C’amor’ del sassofonista partenopeo Marco Zurzolo.
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lunedì, 20 aprile 2009

Il Mucchio recesnisce Kimica l'album degli Alkemik Quintet di Alessandro Tedesco

Siamo lieti di segnalare la bella recesione di Kimica degli Alkemik Quintet di Alessandro Tedesco, su Il Mucchio
Il nostro grazie a  Damir Ivic


http://www.ilmucchio.it/fdm_content.php?sez=scelte&id=1074&id_riv=64

Segnatevi questo nome, Alessandro Tedesco. Certo, prima di farlo d’obbligo un’avvertenza: dovete essere appassionati di jazz. E non intendiamo jazz-contaminato-da, ma proprio quel filone standardizzato che riassume vari decenni, dallo swing al bop, passando per parentesi più leggere (mutuate, ma solo in leggerissima filigrana da rock, reggae, eccetera), quello che si ascolta nei jazz club, dal laccato Blue Note milanese ad altri con più storia, più salutare sudore, più passione. Insomma, non il circuito indie, proprio per nulla. Ma la musica buona non ha circuiti. Tanto più che l’Alkèmik Quintet suona con coesione e coi giusti toni – l’unica osservazione che potremmo fare è che in alcuni casi, vedi il “C’amor’” composto da Zurzolo (nome importante della seria A del jazz italiano), al basso elettrico era preferibile un contrabbasso. Ma a parte questo, tutto molto ben fatto. Ciò che più ci piace notare è che le composizioni firmate dal band leader sono fra le migliori (“Spinning” e “Kimica” soprattutto); quindi sì, il suo nome molto facilmente si farà strada nel panorama jazz nostrano. Già così è un buon inizio. Viene la curiosità di immaginare cosa potrebbe fare Tedesco se si aprisse alla contaminazione con altri generi e stilemi; ma intanto è saggio fare un passo alla volta. Il primo passo va su strade sicure, ma è ben portato.
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martedì, 07 aprile 2009

MusicaJazz recensisce Kimica degli Alkemik Quintet

Siamo lieti di segnalare la recensione di Kimica degli Alkemik Quintet sul mensile Musica Jazz
Un Grazie a Vincenzo Giorgio


Tedesco Musica Jazz
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categoria: musica jazz, kimica, alessandro tedesco, alkemik quintet


lunedì, 06 aprile 2009

Saltinaria recensisce Kimika del'Alkemik Quintet e intervista Alessadro Tedesco

Siamo lieti di segnalare la recensione di Kimica dell'Alkemik Quintet e l'intervista ad Alessandro Tedesco su Saltinaria.it
Un grazie a Josè Leaci
per la recensione e Ilario Pisanu per l'intervista.

La recensione

http://www.saltinaria.it/recensioni/cdpromodemo/3152-alessandro-tedescoalkemic-quintet-kimica-recensione-cd.html

In un unico album trovi i pregi e i difetti di tutti i bravi musicisti ma, soprattutto, di tutti i jazzisti. Sicuramente abbonda la mestria, gli Alkèmic Quintet sono dei fenomeni con gli strumenti ma sono prolissi e spesso “manualistici”.

Arrivano alle orecchie composizioni di sei minuti che dicono quello che si poteva dire in metà tempo. Non si comprende come mai il bravo jazzista debba eseguire alcune musiche come se facesse i compiti mettendo la scala prevista sull'accordo previsto. Poi deve passare la palla al compagno di squadra che farà un altro assolo rendendo la canzone un viaggio (zavorrato di manierismi) che porta quasi alla noia.

Ma questi ragazzi sono più fortunati. Nel loro bagaglio notiamo, innanzitutto, “Cinderella”. È una composizione di Davide Castagliola ed è un lavoro eccellente per dolcezza e cantabilità. Mentre le note del sassofono si infilano come perle nella collana, l'intreccio si infittisce con un contrappunto del trombone, e pianoforte e batteria portano l'insieme tra le nuvole. Un brano sognante. Ragguardevole.

Anche “Il mago della foto” ha un tema riuscito, piccolo ma efficace, e “Spinnig” ha un controtempo iniziale che fa paura. Ma questi due ultimi brani, pur dimostrando una genialità ritmica indiscutibile, poi si perdono sul cantato.

Questa è un po' la pecca dell'album: melodie che di cantabile e indimenticabile hanno ben poco. Giunge in soccorso il ricorso alle cover: piacevole la versione di “Sophisticated Lady” proposta in una forma che strizza l'occhio al tropicalismo e trasuda divertimento.

Ancora più leggera e frizzante: “The Preacher”. I ragazzi sanno suonare e sanno ridere mentre suonano “sul serio”. Devono solo imparare ad aspettare l'estro e proporre con la consueta padronanza tutto quello che la fortuna e il talento gli avranno ispirato.



Intervista

http://www.saltinaria.it/interviste/musica/3312-alessandro-tedesco-intervista.html


Alessandro Tedesco & Alkèmic Quintet hanno pubblicato il Cd “Kimica”, un lavoro ispirato che evidenzia la loro bravura. Alessandro ci parla meglio del disco e del loro progetto.

Alessandro, quali sono le tue esperienze artistiche?

Ho fatto varie esperienze musicali: partito da una formazione classica, ho esordito con la musica sinfonica ed operistica, ma la passione per il jazz mi ha portato da subito ad avvicinarmi a questa cultura. Ho seguito, e ancora seguo, un percorso di studi abbastanza lungo, dall’improvvisazione all’arrangiamento e composizione. Ho collaborato con vari artisti sia italiani che internazionali, grazie ai quali ho toccato con mano tutte le varie sfaccettature del jazz, dalle contaminazioni più svariate.

Chi sono gli Alkèmik Quintet?

Incontrati durante il mio percorso artistico, sono amici con cui ho avuto subito una grande intesa sia musicale che spirituale. Musicisti che a loro volta vengono da esperienze di vario genere, con loro mescoliamo idee, intuizioni e sensazioni, fondendo il tutto, e facendo scaturire varie sfumature musicali, il tutto in un unico sound… come una formula chimica. Grande l’intesa tra noi, fattore indispensabile che ci fa comunicare dalla creazione all’esecuzione. È questo spirito di gruppo, che scaturisce dalla nostra stima reciproca, a unire le nostre forze in un’unica direzione.

Nella vita è tutta questione di… chimica?

Assolutamente si, tutto ciò che è bello nella vita è una questione di chimica. Nella musica come nell'amore, nel cibo, nei sogni!

Quali sono gli artisti che hanno influenzato il tuo percorso artistico?

Sicuramente un po’ tutti i grandi, a partire da Louis Armstrong, fino al più recente Joshua Redman, ma devo dire che essendo una persona molto aperta, mi lascio influenzare da tutta la musica in generale, da quella classica, fino a quella elettronica.

Esiste un decalogo del bravo jazzista?

Credo che ogni musicista ne abbia uno personalissimo, che adatta continuamente alle emozioni che percepisce e alle situazioni che vive. Non credo sia possibile schematizzare azioni o cose da fare, ma ci sono elementi che accomunano tutti i bravi musicisti, e cioè il sapersi ascoltare, il dialogo, lo scambio di idee, di emozioni.

Ci parli del brano “The Preacher”?

È un brano di Horace Silver, in una versione dixieland, ma moderna, ed è pensato in un arrangiamento quasi da big band. È stato arrangiato da Sergio Di Natale, che è il batterista del gruppo.

Avete in programma esibizioni live?

Si, oltre ai vari club dove ci esibiamo continuamente, ci sono anche festival jazz molto importanti dove avremo il piacere di portare la nostra musica questa estate, tra cui quello di Bolzano e Roccella Jonica.

Altri progetti in cantiere?

Sto lavorando al mio prossimo disco, che spero di far uscire entro la fine dell’anno. È un lavoro molto diverso dal precedente, forse più liberatorio, in quanto esprimo il mio essere in maniera quasi sfacciata.

Vuoi aggiungere qualcosa?

Vi ringrazio e chiudo con la speranza di aver dato anch’io un piccolo contributo al mio mondo, la musica.

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lunedì, 06 aprile 2009

Percussioni recensisce Kimica dell'Alkimk Quintet

Siamo lieti di segnalare la recensione di Kimica degli Alkemik Quintet di Alessandro Tedesco sul prestigioso mensile Percussioni
Un grazie a Floriano Ravera

http://www.percussioni.net/mol/


Collaboratori di Marco Zurzolo, i musicisti campani dell’Alkèmik Quintet hanno stoffa, eleganza e vitalità. Per quanto vittima del “già sentito” e di una personalità ancora in embrione, un debut-album come Kimika  convince per la freschezza e la gradevolezza della proposta. Guidato da Alessandro Tedesco, giovane e preparato trombonista sannita, il combo ha convinto la giuria della Waltex Jazz Competition (presieduta da Gabriele Mirabassi): i ragazzi hanno vinto l’edizione 2008 guadagnando un contratto con la Radar Music. La cifra stilistica del disco d‘esordio è chiara: un funky-jazz annerito da timbriche black e fusion, morbido e vellutato quanto basta, senza smarrire grinta e passionalità. Tedesco dirige l’operazione con maturità, lasciando ampio spazio ai compagni, che si cimentano anche in due ottime cover: Sophisticated Lady (D. Ellington) e The Preacher (H. Silver). Un lp per palati fini, intrigante e raffinato.


Tedesco su Percussioni
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martedì, 13 gennaio 2009

Alessandro Tedesco e Alkèmik Quintet presentano KIMICA!

 

Vincitore del prestigioso Waltex Jazz Competition e pupillo di Marco Zurzolo, il trombonista campano Alessandro Tedesco esordisce con un eccellente quintetto a cavallo tra jazz, funk e sapori latino-americani
 
Una questione di... Kimica: il debutto dell'Alkèmik Quintet!
 
 
ALESSANDRO TEDESCO
e
RADAR MUSIC
sono orgogliosi di presentare:
 
 
KIMICA
 

 
"Conoscevo Alessandro Tedesco come un fantastico trombonista, con un suono molto personale (cosa molto difficile oggi), e questo lavoro mi ha dato la possibilità apprezzare altrettanto la sua bravura e la sua freschezza come arrangiatore e compositore. Tutti i musicisti che hanno partecipato a questa realizzazione hanno grandi doti e qualità, e ognuno di essi ha dato un grande apporto al lavoro". L'imprimatur dato dal celebre sassofonista napoletano Marco Zurzolo è il miglior biglietto da visita per Kimica, l'album d'esordio dell'Alkèmik Quintet guidato da Alessandro Tedesco.
 
Un quintetto di giovani e talentuosi musicisti campani (Napoli e Benevento), vincitori dell'edizione 2008 del prestigioso Waltex Jazz Competition, un concorso dedicato ai giovani talenti del jazz, con una giuria presieduta da nomi come Gabriele Mirabassi, Paolo Damiani e Claudio Carboni. La formazione ha affascinato la giuria al punto da riconoscere all'unanimità Tedesco e i suoi come vincitori: i ragazzi hanno guadagnato così un contratto discografico con la Radar Music, che ha pubblicato Kimica, distribuito in tutto il mondo dalla Egea. L'Alkèmik è un gruppo di recente costituzione ma ha bruciato le tappe partecipando ad appuntamenti imperdibili per i cultori del jazz come l'Ischia Jazz 2008 e l'Oktober Jazz.
 
 Kimica è un disco di ottimo jazz moderno, con notevoli influenze funk, black e latino-americane, fino ad estendersi alla fusion. Il marchio di fabbrica è nelle armonizzazioni per trombone e sax alto, che danno ai brani un'atmosfera elegante, morbida e ironica. Kimica contiene sei brani firmati dai membri del quintetto più tre rifacimenti: C'Amor' di Marco Zurzolo e due celebri classici, Sophisticated Lady (Duke Ellington) e The Preacher (Horace Silver), i cui arrangiamenti mostrano senza dubbio una maturità di linguaggio e una classe a cui non siamo abituati. Kimica arricchisce il panorama del jazz contemporaneo ed è uno dei contributi di un Meridione che si fa ascoltare a giusta ragione. Se di alchimie si compone la chimica e se ciò che ne risulta è armonia, Kimica dell'Alkèmik Quintet è una perfetta armonia di questa chimica!
 
 
Alkèmik Quintet
 
Alessandro Tedesco: trombone
Vincenzo Saetta: sax alto
Andrea Rea: piano e organo hammond
Davide Costagliola: basso elettrico
Sergio Di Natale: batteria
 
 Informazioni:
 
Alessandro Tedesco:
 
Radar Music:
 
Egea Music:
 
copertina kimica
io

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