Synpress 44 - Ufficio stampa

Ufficio stampa e comunicazione: musica, artisti, eventi, festival e spettacoli. Diretto da Francesca Grispello e Donato Zoppo
giovedì, 30 aprile 2009

Sette note, ventuno lettere: un poliedrico incontro artistico

Musica, parole, storia, letteratura: 7 e 8 maggio un importante progetto multimediale al Toti di Trieste. Con Passexpover, Claudio Sottocornola Claude, Elementalia Project e Enfant Pissant
Sette note, ventuno lettere: un poliedrico incontro artistico
 
L'associazione Musica Libera
nell'ambito del Progetto Ricrerock
in collaborazione con
i Poli di Aggregazione Giovanile del Comune di Trieste
(Area Educazione Università e Ricerca, Servizi Educativi Integrati per l'Infanzia, i Giovani e la Famiglia)
e
Synpress44 Ufficio stampa
 
sono lieti di presentare:

 

Musica e Parole

 

Alfabeto minimo: 7 note e 21 lettere

 

 

Giovedì 7 e venerdì 8 maggio 2009

Polo di Aggregazione Giovanile E. Toti

Piazza della Cattedrale 4/a, San Giusto

Trieste

 

 

Giovedì 7 maggio 2009

ore 19.30

 

Passexpover:

Davide Casali & Samuele Orlando 

 

Claudio Sottocornola Claude:

reading Pop Dialogos And Music

 

Venerdì 8 maggio 2009

ore 19.30

 

Francesca Grispello e Donato Zoppo:

reading Elementalia Project

 

Enfant Pissant in concerto

 

Originale appuntamento a Trieste con un doppio evento a cavallo tra musica, multimedialità, parole e sperimentazione. Un laboratorio artistico che prenderà forma in una due giorni al Polo E. Toti a San Giusto, un ideale preludio all'attesissima stagione musicale estiva dei festival Opening e Summer Rock. Quattro partecipanti, quattro diversi modi di intendere l'arte e la sua divulgazione.

 

Giovedì 7 maggio 2009, ore 19.30. Apertura dell'evento con il progetto Passexpover di Davide Casali e Samuele Orlando (Passover, The Original Klezmer Ensemble, Mr. Moog etc.): un duo che, con strumenti inusuali, ci trasmette una cultura, quella ebraica, che non siamo soliti incontrare, soprattutto in una veste sperimentale. Chiude la prima serata Claudio Sottocornola Claude, con il suo reading Pop Dialogos & Music, presentato dal giornalista Donato Zoppo: un multiforme uomo di cultura - meglio noto come "il filosofo del pop" - che si esprime con la musica e in un reading racconta la propria esperienza (e quella di un'intera nazione, dagli anni '60 ad oggi) con sguardo critico, appassionato e lucido, la storia che appartiene a tutti.

 

Venerdì 8 maggio 2009, ore 19.30. In apettura della seconda e ultima serata, i giornalisti Francesca Grispello e Donato Zoppo presentano il reading Elementalia Project: un duo alchemico che, con musica rock, jazz ed elettronica e parole altrui, narra l'esperienza dell'incontro, della scoperta e della ricerca. Chiudono gli Enfant Pissant: una giovane band indipendente che attraversa esplorazioni soniche e testi intimisti, vincitrice dell'edizione 2008 dell'Opening Band Live Music.

 

Non vi è esistenza senza ritmo, non esiste ritmo che non abbia un maestro che conduce, in molti casi questo maestro è la vita stessa. Con Musica e Parole, binomio a volte un pò abusato, ci lasciamo e ci vogliamo sorprendere nel constatare che la musica è nella parola stessa, nel movimento che crea un saluto, uno stupore, un dolore, una nascita. Musica è anche quel 1, 2, 3 del primo movimento, dell'incipit di un brano. Questo è l'alfabeto che ripercorriamo con le emozioni e con la pratica della vita. Ci stimola a riflettere a quanto Musica e Parole sono tutto quel che abbiamo: storia, filosofia, poesia, guerra, spiritualità, generi... A Trieste, culla di culture e di incontri, quattro occasioni di riflessione e di esperienze che per quanto individuali contribuiscono ad arricchire nella condivisione questo alfabeto universale. Musica e Parole vuol raccontare qualcosa che è di tutti e proprio perchè è di tutti è mio ed è tuo.

 

 

Info:

 

Musica Libera:

http://www.musicalibera.it

 

Ricretoti:

http://www.ricretoti.it

 

Synpress 44:

http://www.myspace.com/synpress44

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giovedì, 30 aprile 2009

FlashMagazine recensisce Chromatic Tunes dei Magnetic Sound Machine

Siamo lieti di segnalare la recensione di Chromatic Tunes dei Magnetic Sound Machine su FlashMagazine.it
Il nostro grazie alla redazione.

http://www.flashmagazine.it/edicola/magneticsound.htm

Cosa induce cinque ragazzi fra i venti ed i diciannove anni a suonare un disco completamente strumentale, oggi più che mai controproducente e addirittura di Jazz Rock, questo personalmente mi resta un mistero. Non solo mi complimento sinceramente con questi giovani artisti, ma anche con l’attenta Lizard, la quale ancora una volta non si lascia sfuggire un fenomeno del genere. Non definirei tutto questo coraggio, ma VERA passione per la musica!
I Magnetic Sound Machine sono di Treviso e si formano nel 2005, per dedicarsi immediatamente al settore live. Le esibizioni portano amalgama alla band , la quale data dopo data, si lega sempre di più ed il risultato, oggi 2008 è “Chromatic Tunes”.
A quale tipo di Rock Jazz andiamo incontro è facile da decifrare, ovviamente fra i maestri da ricordare ci sono i soliti nomi Nucleus, Soft Machine, Arti & Mestieri (senza violino), Perigeo e personalmente aggiungerei i miei concittadini Agorà. Chi di voi segue questo tipo di panorama avrà constatato che sono tutte band degli anni ’70. In effetti questo genere musicale ha vissuto il massimo del suo splendore proprio in quegl’ anni, altro motivo per cui resto ancora affascinato da questi giovani cultori. Ma la più bella sorpresa è l’ascolto del cd! La freschezza sonora e musicale che circonda l’aurea del suono è contagiosa. Sin dall’iniziale “Chromatic Tunes” le cose sembrano gia chiare. Ma conosciamo questi ragazzi, i loro nomi sono Stefano Volpato (basso), Alessandro Caldato (tastiere), Giacomo Girotto (chitarra), Andrea Massarotto (sax alto e flauto) e Riccardo Pestrin (batteria).
La solarità, la gioventù e la passione si ascolta fra i solchi di “Chromatic Tunes”. La chitarra si alterna con il sax negli assolo , rendendo il disco più elettrico ed accessibile anche a chi ascolta Rock (“Blue Sensation” per credere).
Dieci tracce tutte da scoprire, ognuna con una storia a se, o per meglio dire un colore a se. Si, il suono descrive colori, proprio come i MSM hanno giustamente evidenziato nell’iride del cd. “So Fusion” ci presenta una band navigata, delicata e morbida, ma oramai non è più una sorpresa. “Double Touble” qui presentata in due versioni, ci svela le origini musicali, il sotto titolo “Perigeo” la dice lunga.
La ritmica è importante, ottima la batteria di Riccardo Pestrin, ma lasciatemi tessere un elogio a parte per il bravissimo Stefano Volpato. Il suono del suo basso riscalda il cuore.
Ma nei MSM non c’è un vero leader, almeno la musica così ce li presenta, tutti allo stesso piano ed è proprio l’insieme che forma questo fresco suono, malgrado l’argomento datato. Non è neppure giusto definire questo suono datato, perché sono così pochi i proseliti che sembra ancora un territorio da esplorare, magari con dei tesori nascosti che solo il tempo potrà svelare. Ma in loro abbiamo degli ottimi ricercatori, basta solamente aggregarsi alla truppa, non lasciamo per l’ennesima volta che giovani talenti vengano sommersi da altra immondizia sonora ed ignorati. Ascoltiamoci questo colorato “Chromatic Tunes” con un buon brandy alle mani seduti sulla poltrona con il piede che parte da solo, perché vi assicuro…. Parte da solo!
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giovedì, 30 aprile 2009

Napoli.com recensisce Kimica degli Alkemik Quintet

Siamo lieti di segnalare la recensione di Kimica degli Alkemik Quintet di Alessandro Tedesco su Napoli.com
Il nostro grazie ad Eva Cascello

http://napoli.com/viewarticolo.php?articolo=27227&pagenum=0

Alkèmik Quintet -  Una band campana in crescente evoluzione musicale
   
Proprio come il principio della chimica. Una legge di combinazione segue l’altra e, messi insieme i vari elementi, esce fuori il risultato = Alessandro Tedesco/Alkèmik Quintet.
La band campana è formata da Alessandro Tedesco al trombone, Vincenzo Saetta al sax contralto, Andrea Rea al piano & hammond, Davide Costagliola al basso elettrico e Sergio Di Natale alla batteria.

Nella loro diversità i vari componenti, diversi ma funzionali come le dita di una mano, formano un tutt’uno che dà una sonorità interessante e moderna insieme.
L’Alkèmik Quintet si fonda su una forma molto ricercata di jazz, che si sposa alla perfezione con un ambito vicino alla musica afro-americana, ricordando però anche sonorità afro-latine, e formando dunque un ensemble molto raffinato.
Nella musica dell’Alkèmik Quintet c’è ricerca sonora ma anche canoni tradizionali che si trasmutano in sfumature che sanno sia di moderno sia d’antico.
La band promette bene. I presupposti ci sono tutti per confermare i già avvenuti successi, come quello riscosso alla Waltex Jazz Competition e alle partecipazioni di eventi musicali di rilievo come l’Oktober Jazz Festival e l’Ischia Jazz Festival.
Per ora, restiamo in attesa di nuovi e brillanti risultati per l'Alkèmik Quintet… con l’augurio di far riecheggiare, per il futuro della band, le parole di John Coltrane:
Il jazz, se si vuole chiamarlo così, è un'espressione musicale; e questa musica è per me espressione degli ideali più alti.


Per contatti e informazioni
E-mail: alkemikquintet@yahoo.it
Myspace: www.myspace.com/alkemikquintet
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categoria: kimica, alessandro tedesco, alkemik quintet


giovedì, 30 aprile 2009

KultUnderground intervista gli Ossi Duri in Scadenza Perfetta

Siamo lieti di segnalare l'intervista agli Ossi Duri, in tour con il nuovo album Scadenza Perfetta, su KultUnderground.it
Il nostro grazie a Davide Riccio 


http://www.kultunderground.org/articoli.asp?art=1284

Gli Ossi Duri sono una band progressive jazz-rock formatasi a Givoletto, Torino, nel 1997. Martin Craig (Martin Bellavia) chitarra, Vidjo (Andrea Pinta Vigliocco) percussioni e tastiere, Ruben Ludo (Ruben Bellavia) batteria, Musquio (Alex Armuschio) voce e Monne (Simone Bellavia) basso.
L’età media è intorno ai vent’anni e poco più e, perciò, il gruppo si è formato alla precoce età di 8 e 6 anni (Martin e Ruben). Così leggo dal loro sito… “Dalle feste scolastiche del ’92 sono passati ai locali nel 1993 proponendo loro pezzi originali. Nel 1994 hanno cominciato a inserire brani di Frank Zappa nel loro repertorio. Nel 1996 è uscito il loro primo Cd maxisingle intitolato “Niente squole niente maestre!” con 4 brani originali e una cover di Frank Zappa ("Take your clothes off when you dance") segnando un evento unico al mondo: Mai musicisti così giovani si erano avventurati in un terreno ostico e difficile come quello della musica di Frank Zappa. Quella stessa cover, registrata all’età di dieci anni di Ruben, verrà poi inclusa  nell’omaggio italiano edito dal Manifesto “Thank you Frank”.
La loro storia si fa a questo punto ricca di particolari che si possono leggere sul sito www.ossiduri.com Riassumendo: hanno partecipato a tutte le manifestazioni più significative dedicate al fu Zappa (Zappa Days, Zappanale et similia alla presenza dei maggiori rappresentanti della musica di Zappa oggi quali: Mike Keneally, Napoleon M. Brock, Jimmy Carl Black, Bunk Gardner, Don Preston, Candy Zappa e Bob (sorella e fratello del nostro), Scott Thunes, ecc.); hanno realizzato alcuni pregevoli cd (Che rocktura, Ossi + duri di tuo marito, “__X”,  che esce alla fine del 2003, esattamente il 4 dicembre a 10 anni dalla morte di Frank Zappa, primo vero e proprio debutto discografico  per commemorare il decimo anniversario della morte di Zappa e i dieci anni della loro attività. Per questo disco gli Ossi Duri hanno firmato un contratto con la Electromantic di Beppe Crovella. Il cd ha ospiti di eccezione: Ike Willis, Elio, Napoleon M. Brock, Mike Keneally, Rocco Tanica e Claudio Bisio. Hanno suonato dal vivo per tre tournée con Ike Willis (uno dei più importanti vocalist, chitarrista e sideman di Frank Zappa); hanno spesso collaborato con Elio e Le Storie Tese Gnam Gnam (Eelst) aprendo anche loro concerti o accompagnando Elio in un live testimoniato dal cd “”; Altre collaborazioni con il batterista tedesco Marco Minnermann (ha suonato anche con Nina Hagen) e David Surkamp dei Pavlov’s Dog.
Il nuovo cd degli “Ossi Duri” si intitola “Scadenza perfetta”. E’ un lavoro egregio, al quale hanno partecipato anche il contrabassista Furio Di Castri, la chitarrista Chiara Raggi (qui solo in vesti di vocalist), e gli eccellenti fiati Toti Canzonieri, Florin Bodnarescul, Alberto Borio, Gianni Denitto,  Daniele Gaido e Luca Salietti). Si tratta di un concept molto particolare, che merita di essere accennato.  E’ la storia del cantautore immaginario Silvano Garrè che, nei suoi vagabondaggi, giunge alla città di Luogo Comune. Il Sindaco (Major) di Luogo Comune, dopo aver ottenuta su di sé tutta l’attenzione del popolo sciogliendo negli acquedotti del paese strane pastiglie di ecstasy tagliate con destrometorfano,  ha qui imposto una legge che proibisce l’esecuzione di qualsiasi tipo di musica suonata con strumenti musicali che producano un suono naturale e dichiara come unico strumento legale per produrre musica il computer. Inoltre trasformò tutti i locali della città in gigantesche discoteche controllate da un esercito di DJ, cancellando definitivamente ogni traccia di live music dalle vite dei luogocomunesi. Come andrà a finire?

INTERVISTA CON MARTIN BELLAVIA
 
Davide
Anzitutto complimenti per il buon lavoro. Frank ne sarebbe stato onorato. Il cd “Scadenza perfetta” è il primo che pubblicate con l’etichetta da voi stessi fondata, la LaZaRiMus (Laboratorio Zappiano di Ricerche Musicali). Il nome sembra riferirsi a un qualche più ampio progetto oltre la sola pubblicazione dei vostri cd. Cosa avete in mente?
 
Ossi Duri
L’obbiettivo di LaZaRiMus è quello di creare un circuito veramente alternativo di artisti validi; senza dover sottostare alle regole del mercato discografico. L’idea è nata proprio perché il mercato italiano attuale è asfittico, omologato, suddiviso rigorosamente per generi. Artisti con idee fresche e originali esistono in Italia, solo che non hanno la possibilità di emergere proprio a causa di queste condizioni del mercato e dei media. Nel nostro piccolo, noi cerchiamo di dar voce a chi non ce l’ha.
 
Davide
Se definire il genere musicale di Frank Zappa è impossibile, si può tuttavia dire che almeno il vostro è diventato definibile: voi suonate senza dubbio musica “zappiana”. E lo fate anche molto bene. Dentro la musica di Frank Zappa c’è quasi ogni genere, anche la classica, però. Avremo perciò un giorno anche la sorpresa di vedervi alle prese con Pierre Boulez e con l’Ensemble Modern? O con un vostro omonimo del Settecento? Vi state preparando anche in tal senso? Qual è il vostro Edgar Varese?
 
Ossi Duri
Ruben, il batterista, e Vidjo il marimbista sono diplomati al conservatorio.  Il problema per noi sai qual è? Che i musicisti bravi che suonano classica costano, e noi non abbiamo i soldi. Il jazz-rock è molto più economico.
 
Davide
Pare che il senso di alienazione di Frank Zappa (colui che è altro, straniero, non appartenente alla comunità, insomma, che non è dei nostri o… dei loro) derivasse da un anno in cui cambiò sei volte scuola. Che rapporto non riflesso ma vostro diretto avete voi con l’essere outsiders?
 
Ossi Duri
E’ una questione di libertà artistica e creativa. Noi siamo degli outsiders perché suoniamo quello che ci pare e piace fregandocene delle regole del mercato discografico.  Per il momento non siamo ancora diventati delle puttane della musica e dei media… ma tutto è possibile nella vita, soprattutto se hai un bravo magnaccia.
 
Davide
Avete anche voi una certa vena umoristica, anche polemica… Sebbene questa volta ve la siate presa soprattutto con i Dj (che dopotutto devo ormai condividere con poche eccezioni) e con chi fa musica (e ogni altra cosa) solo con il computer, disimparando cose meravigliose come il suonare uno strumento vero. Ma, leggendo più a fondo tra le righe, credo ve la siate presa anche con la “musica del sistema”, che rincoglionisce, svuota e mantiene vuoti, abbassa e tiene bassa quanto meno l’intelligenza musicale (e forse anche quella generale passando per altre forme di controllo sociale). O no?
 
Ossi Duri
Hai letto bene Davide, bravo!!!! I DJ e la musica composta al computer sono il simbolo di qualcosa di molto più grave che sta accadendo in Italia. Ormai si produce musica tutta uguale suonata da gente che non sa suonare prodotta da produttori che non sanno produrre. Si sentono per radio o in TV gruppi o cantanti che sono la copia della copia della copia di qualcosa che ha avuto successo e che ha fatto i soldi. La musica tecno da noi descritta rappresenta la musica tutta uguale che si ascolta oggi in Italia e il produttore discografico della nostra storia raffigura l’industria discografica attuale che se ne frega se la musica sia di qualità o no, l’importante è che venda e che piaccia alle ragazzine. Davvero pochi si salvano secondo me.
 
Davide

“Potrei mai far peggio di Ronald Reagan?”… Zappa, in polemica con Ronald Reagan e George H.W. Bush si candidò alla Presidenza degli Stati Uniti… C’è speranza di venirvi a votare alle prossime elezioni? Magari con Elio e Rocco Tanica?
 
Ossi Duri
Ti dico solo che mio padre si sta candidando come sindaco di Givoletto (città dove viviamo) e se vince sono certo che la prima cosa che farà è cambiare il nome alla nostra via: si chiamerà Via Frank Zappa!.
 
Davide
Vi racconto in breve una cosa… Quando ho ricevuto il vostro cd ho sperato in segreto che tra i vostri nick si nascondesse il vero nome del figlio di un mio ex batterista, Alessandro, che viveva a Givoletto e ora non so più dove. Quel bimbo nacque nel 1985, quindi più o meno come uno di voi. Il papà era un patito di Frank Zappa, aveva tutti i suoi dischi e tutto il resto, e riuscì a entrare con il suo bimbo nel camerino dopo un concerto a Torino; Frank ci giocò e scherzò a lungo affettuosamente. Abbastanza da ricevere un certo precoce imprinting… Poi, però, trovando i vostri veri nomi, non ho avuto questa conferma. Comunque, su duemila anime, come ne conta Givoletto, è già una bella percentuale di appassionati precoci e “di qualità” a Frank Zappa… Com’è nata invece la vostra passione per la sua musica e per il suo singolare personaggio?
 
Ossi Duri
Mio padre è un grande appassionato di Zappa e ci cantava le ninna nanne con i suoi brani. Io, mio fratello Ruben e mio cugino Monne siamo letteralmente cresciuti a pane e Zappa. Poi abbiamo trasmesso la malattia agli altri Ossi.
 
Davide
"Dio si chiama Zappa Frank Vincent"?
 
Ossi Duri
Io credo proprio di sì!!! E’ l’innovatore musicale da seguire; lui ha aperto la strada, ha esplorato campi in cui nessuno aveva messo piede. Tocca a noi seguirlo!!!
 
Davide
A Frank Zappa è stato dedicato di tutto, non solo il nome di strade o parchi. Il suo nome è stato dato a un asteroide, a un gene del microbo Proteus mirabilis, a un pesce (Zappa confluentus), a un ragno (per un segno sull’addome che ricorda i suoi baffi), a un mollusco estinto, a una scheda madre della Intel, a una medusa… Vi dò la possibilità di ribattezzare qualunque cosa e dargli il suo nome. A cosa?
 
Ossi Duri
Lo abbiamo già fatto. Qualche anno fa mio padre lavorava in una comunità in cui c’erano parecchi animali da fattoria comprese le mucche. Ogni anno si dà il nome ai vitelli nati seguendo l’ordine alfabetico. Quell’anno toccava alla Z e il primo vitello nato fu chiamato….. indovina un po’?
 
Davide
Avere la rispettabile e rispettosa collaborazione di un gruppo di così grande preparazione musicale come Elio e Le Storie Tese la dice lunga anche sulla vostra. Ma non è questa la domanda… Quando suonavate con Ike Willis… Beh, da guardarsi intorno a cercarlo da qualche parte sul palco e credere davvero di essere nella band di Frank…?
 
Ossi Duri
Da pelle d’oca!!! Io e Alex andavamo a scuola insieme e tutte le mattine sul pullman ascoltavamo Zappa soprattutto quello della fine degli anni ’70 e gli inizi dell’80. Proprio il periodo di Ike. La mattina dopo aver provato per la prima volta con Ike, abbiamo come sempre messo le cuffie con la musica di Frank per andare a scuola, ma quella mattina la voce di Ike aveva qualcosa di diverso… noi avevamo suonato proprio quei pezzi con lui la sera prima; ci siamo abbracciati e abbiamo preso entrambi 4 di latino quella mattina!
 
Davide
Ultima domanda, ché mi pare di averne già fatte un bel po’… Prossimi eventi?
 
Ossi Duri
L’8 maggio alla Fnac di Grugliasco (To), il 9 a Mestre, il 16 a Verona con Elio,  il 22 e il 23 in un campeggio naturista vicino Torino,  il 1 giugno a Givoletto, il 12 alla lega dei furiosi ai murazzi, il 20 giugno al circolo Stranamore di Pinerolo ed il 28 al festival dell’Arcipicchia a Rivoli. Per i dettagli visitate il nostro sito e il nostro myspace, sono sempre aggiornati
Grazie per le belle domande, non banali e interessanti. Cià!!!!!
 
Davide
Grazie a voi. A’ suivre…
 
Un ringraziamento anche all’Ufficio Stampa Synpress 44 diretto da Francesca Grispello e Donato Zoppo.

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categoria: ossi duri, kultunderground, scadenza perfetta


mercoledì, 29 aprile 2009

RevolvingDoors recensisce Molo22 di Chiara Raggi

Siamo lieti di segnalare la recensionedi Molo22 di Chiara Raggi su RevolvingDoors
Il nostro grazie a Silvana Dargenio

http://www.revolvingdoors.it/site/modules/myReviews/detailfile.php?lid=70

Molo 22 è un viaggio introspettivo attraverso percorsi visivi e sonori che apre il mondo della giovanissima cantautrice riminese, Chiara Raggi, su variopinti e spaziosi paesaggi musicali. Un grande talento che “nelle pieghe del mare” riesce a trovare quella vena compositiva malinconica e fresca su cui adagiare languidi pensieri musicali.
La.Za.Ri.Mus, 2009

Una voce intensa e fragile, che ci presenta il suo album d’esordio tra musica e parole attraverso brividi che scorrono fino allo stomaco. I ritmi e lo stile ricordano un’eccellente Patrizia Laquidara immersa nelle più calde atmosfere sudamericane. Qualche giro acustico di chitarra miscelato ai suoni della bossanova sulle note di musicisti di fama internazionale come Roberto Taufic Hasbun e Gilson Silveira. E le storie che si aprono come poesie fino al cuore della musica, raccontate dall’ estro del clarinetto di Leonardo Enrici Baion, dal flauto di Evelina Paiano, e dal contrabbasso di Federico Marchesano, sorretto da Edoardo Taufic.
Molo 22, track da cui prende il titolo l’intero album, è un punto di partenza, attraverso un ricordo che è quasi un rito, passare il tempo a guardare le onde del mare e cercare il senso dell’ esistenza. Un tempo che scorre con leggerezza, attraverso lunghe passeggiate, segnate dai ritmi della bossanova.
Presenti anche brani introspettivi come E’ cambiata la notte ed Inesorabile fragilità, dipinte dalla chitarra acustica suonata dalla stessa artista. Una fragilità che “si aggrappa con le unghie al sipario della vita, senza perdere di vista quella voce che rimbalza”, e la voce è quella del clarinetto e delle sue magiche vibrazioni.
Prende vita, in Alcune mattine, il connubio tra musica e poesia, tra quelle parole recitate dalla chitarra e quel suono riecheggiato dalla voce, frutto della lezione del centro di poesia Davide Ronconi, collaborazione molto cara all’artista: “quando alcune mattine è faticoso, è meglio aprire gli occhi, alzarli svelti svelti al cielo, e chiedere un raggio di sole”.
E poi ancora la delicata Non è importante, Il Viaggio dove ritornano i ritmi di bossanova ed Angelo rosso, che porta con sé tutta la passione di una voce che si scioglie tra i suadenti vortici armoniosi di un’avvolgente chitarra.
Un album sintesi di un talento e di una sensibilità oramai rare nel panorama musicale, decisamente niente male per essere un esordio.
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martedì, 28 aprile 2009

Gli Aphelion nell'intervista doppia di Arlequins

Siamo lieti di segnalare l'intervista doppia, in italiano e in inglese fatta agli Aphelion su Arlequins
Il nostro grazie a Peppe di Spirito

in italiano
http://www.arlequins.it/pagine/articoli/corpointerviste.asp?chi=209

e in inglese

http://www.arlequins.it/pagine/articoli/corpointerviste.asp?chi=210


I giovani Aphelion da Treviso hanno recentemente fatto parlare di sé grazie all’album “Franticode”, lanciato dalla Lizard e che li vede nelle vesti di pirotecnici esecutori di una “heavy-prog-fusion” ad alto tasso adrenalinico. Il lavoro estremamente professionale svolto e il mixaggio ad opera di un nome abbastanza altisonante quale Derek Sherinian hanno meritato qualche piccolo approfondimento, dopo la recensione già pubblicata sulle nostre pagine. Vi presentiamo, così, il resoconto dell’intervista realizzata con la band.


Ci ricapitolate un po' la vostra storia?

Gli Aphelion si formarono alla fine del 2004 con una line-up differente rispetto a quella del disco d'esordio e nel gennaio 2005 registrammo un demo di due brani: “Demonstructive” che riscosse molto successo e attirò su di sé e sulla band le attenzioni della stampa specializzata, sia nazionale che estera. Qualche breve apparizione live come partecipanti a concorsi per gruppi emergenti riempiva l'ego in quei mesi di stallo. Dal momento che la vena compositiva non mancava di certo e l'alchimia del gruppo si stava materializzando attorno ad un sound piuttosto originale e maturo, iniziammo la ricerca di una label o di qualcuno che potesse aiutarci nella produzione esecutiva di quello che nelle intenzioni sarebbe dovuto essere il disco di esordio.
Trovammo quanto cercavamo nella Lizard Records: dopo due anni spesi lavorando alacremente nella stesura e nella costante prova e riprova dei brani, e dopo aver assoldato nientemeno che Derek Sherinian al mixaggio, registrammo nel dicembre 2008 il nostro album “Franticode” presso il Majestic Studio di Scorzè (Venezia) sotto la guida di Marino De Angeli, uno dei migliori tecnici del suono e produttori artistici in circolazione. La grafica curata dallo svedese Mattias Noren completava il tutto. Attualmente il disco è in fase promozionale, così come la band che attraversa un periodo di stand-by in attesa dell'opportunità di poter dimostrare su palco quanto presentato su disco.

Com'è avvenuto l'incontro con la Lizard?

Tra le decine e decine di copie del demo spedite in Italia e nel mondo, una finì tra le mani di Nicola Piavato e Loris Furlan (a cui si aggiunse successivamente Andrea Bennato), che si dissero interessati ad una collaborazione con la band per realizzare quello che sarebbe poi diventato “Franticode”. I gusti e le attitudini della band e della produzione viaggiavano praticamente sulla stessa lunghezza d'onda, quindi, dopo vari incontri, accordi e valutazione di varie preproduzioni, firmammo per la Lizard nel 2008.

E come siete entrati in contatto con Sherinian?

Derek, dapprima una figura ispiratrice, entrò nella “vita” della band dopo i primi contatti in cui ci comunicava il suo apprezzamento per il demo del 2005 e ci informava della sua attività di studio session man dal punto di vista della produzione artistica. Allorché, d'accordo con Lizard, decidemmo di affidargli il mixaggio dell'album.

Cosa avete provato a lavorare con un nome così noto e come è stato il rapporto durante la lavorazione del cd?

Lavorare con Derek è stato soprattutto un rendersi conto di come le cose fatte con passione e sacrificio paghino. Fin dall'inizio il suo modo di fare, di rapportarsi di organizzarsi è apparso sempre entusiasmante e dedito alla realizzazione di qualcosa di grande, di unico, di nostro. Una mentalità vincente, divertente, e al contempo estremamente performante e creativa, fortemente americana. Lui è un grandissimo valore aggiunto a ciò che noi avevamo concepito e concretizzato nei due anni precedenti e il suo lavoro di mix effettuato nel suo studio di Burbank - Los Angeles è stato la quadratura del cerchio. E' stato in grado di integrare e mediare le sue idee e la sua concezione di come il disco sarebbe dovuto suonare con le nostre richieste. Quando vi è la volontà di fare le cose in grande e le idee sono chiare da ambo le parti non puoi sbagliare.

Come sono nati i brani presenti in "Franticode" e come è stato il processo di composizione?

I brani di “Franticode” presentano una gestazione piuttosto lunga, nascono dall'istintività quanto dal ragionamento, dal lavoro personale del singolo integrato progressivamente dalla band, ma anche da “epifanie” collettive nate durante il mero suonare insieme estemporaneo. Il lavoro di arrangiamento è stato, invece, maniacale e chirurgico sia a livello armonico che ritmico e melodico, così come la scelta dei suoni, che deve molto alla professionalità e passione di De Angeli. “Franticode” è una sorta di “istinto razionalizzato”, se così si può dire.

Avete puntato su una proposta che unisce insieme elementi di progressive, di metal e di fusion. Come mai questa scelta? Pensate che ci sia un "target" preciso a cui possa interessare un album come "Franticode"?

Appunto per quanto appena detto, non pensiamo possa esserci un target definitivo e definito per Franticode e per gli Aphelion stessi. Si può dire che il disco suoni tecnico, avvolgente,complesso, “denso”, ma non lo relegherei all'interno di un contesto preciso. Di sicuro è strumentale… di sicuro ha forti elementi progressive ma che esulano dal concetto di massa del termine “progressive”. La componente fusion è adattata al contesto, così come non si riscontrano, a nostro parere, abbastanza elementi da poterlo definire metal (i suoni distorti da soli non bastano a dare questa etichetta). Il fatto è che alla fine i termini come “progressive”, ”fusion”, “rock”, “metal” non significano granché... Ci deve essere sempre un marchio di fabbrica in ciò che un artista scrive e suona…
Noi potremmo benissimo scrivere e suonare un brano che stilisticamente potrebbe “odorare”, per esempio, di new-funk ma alla fine ci sarebbe quella componente personale che non darebbe giustizia alla definizione ma che renderebbe il tutto più interessante... A onor del vero, uno che compra il disco deve sapere a cosa va incontro, almeno a livello nominale, a grandi linee, quindi non troveremmo sbagliato chiamare “Franticode” un disco di prog-fusion strumentale, con tutte le incognite del caso naturalmente...

Tra l'altro per puntare su questo filone serve anche una certa preparazione tecnica. Qual è il "rapporto" con gli strumenti che suonate e qual è stato il vostro percorso di conoscenza e apprendimento degli stessi?

La tecnica è ciò che ti permette di realizzare le tue idee. Così come la conoscenza teorica è un espediente per arrivare più in fretta a soluzioni e un ausilio a chiarire le idee nell'impeto compositivo o di performance. La vera abilità è donare musicalità alle proprie idee, gli strumenti sono – appunto – strumenti per esprimerti, sono un mezzo tra te stesso e quelle vibrazioni dell'aria che chiamiamo prima suoni e poi musica.
Non reputo “Franticode” un disco esageratamente ostico dal punto di vista del singolo strumento, per nessuno dei quattro componenti della band... il difficile è stato farselo venire in mente e concretizzarlo a livello di gruppo, cercando sempre un groove, un fraseggio, un'emozione particolare, adatta e funzionale a tutto l'ensemble. Certo, tutti hanno i loro studi alle spalle e c'è chi continua ancora adesso in questo senso, ma sia chiaro che studiare è una cosa, suonare è un'altra. La prima aiuta la seconda indiscutibilmente ma non è una condizione sine qua non. Se non hai cuore, idee e spirito di sacrificio tante ore di scale, arpeggi, licks e fills ritmici non ti serviranno... se non ad impressionare tua nonna o la bella del quartiere... Così come suggestionarsi tra i fumi dell' alcool o altro in evocazione di chissà quale demone ispiratore non porterà a nulla di buono se non hai speso parte della tua pratica ad imparare ad andare a tempo.

Domanda inevitabile: obiettivi futuri?

La band ha sempre cercato artisticamente e non solo, di avere una forte vitalità, e personalità e un profondo senso del sacrificio volto ad una realizzazione progressiva nel tempo delle proprie aspirazioni. Ma paradossalmente, ora come ora, ci troviamo fermi o per meglio dire immobilizzati, nelle nostre intenzioni e nei nostri progetti, dalla mancanza di opportunità, di stimoli, di occasioni per poter progredire sul nostro cammino.
Sarebbe logico aspettarsi, dopo un disco dalla distribuzione internazionale, un minimo di riscontro nel campo delle esibizioni live perlomeno su suolo italiano. Ma tutto questo manca, ed è un enorme vuoto ed una grande frustrazione in quanto tutti gli sforzi mentali attitudinali ed economici per creare e materializzare quello che è l'oggetto di questa intervista, restano all'oggi parzialmente non ripagati. Noi siamo musicisti. All'infuori di ogni altro contesto per noi la musica è suonare, cioè l'esecuzione e la presenza fisica che portano alla materializzazione dell'espressione interiore attraverso gli strumenti e il suono e la musica che ne deriva. Non abbiamo - avuto in 8 mesi dall'uscita del disco - l'opportunità di presentare il nostro disco ad un pubblico in carne ed ossa. E questo è grave. Perchè è mutilante per l'ego, nel senso che – parlando per assurdo - chiunque potrebbe aver suonato o scritto i brani del disco al posto nostro… e come faccio, io musicista, a dimostrare il contrario se non ne ho la possibilità? Quindi, all'oggi, parlare di obiettivi per gli Aphelion è relativo, in quanto non è più dipendente dalla volontà della band, per quanto ferrea questa possa essere.
postato da synpress44 alle ore 22:14 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: peppe di spirito, arlequins, aphelion, franticode


lunedì, 27 aprile 2009

BabylonMagazine recensisce Scadenza Perfetta degli Ossi Duri

Siamo lieti di segnalare la recensione di Scadenza Perfetta degli Ossi Duri su BabylonMagazine
Il nostro grazie a Giuseppe Celano


Voto 8,5

http://www.babylonmagazine.net/index.php?option=com_content&task=view&id=5573&Itemid=0


Dopo aver visionato "La Quarta”, ottimo DVD degli Ossi Duri, mi preparo a recensire "Scadenza Perfetta”. Sin dalle prime note si rivela un’esperienza emozionante. Questi cinque musicisti sono capaci di miscelare in una sola canzone prog, rock e jazz con una semplicità da far invidia, "Song For Villa”. Concepito come un surreale concept album, il disco procede fluido grazie ai perfetti incastri dei vari strumentisti e degli ospiti illustri che lo compongono. "Kentucky Fried Chiken”, terzo brano, è un esplosivo incontro alchemico fra jazz e rock, registrato in presa diretta, che viaggia su riff para sabbatiani e stacchi "cremisi”. Le canzoni, ispirate a personaggi come il cantautore errante Silvano Garré, in una paese Luogo Comune e al produttore di musica elettronica del Bar Toltevigo, segnano il distacco dal progetto omaggio a Frank Zappa diventando la prima vera produzione, strumentale, di brani originali. Prodotto da LaZaRiMus il disco vanta la partecipazione di Furio Castri, famoso jazzista torinese, che allunga le dita sul contrabbasso in "Sezione Del Junko”, stupendo brano di ben tredici minuti, ricco di variazione jazz, swing, flauti tulliani e flamenco. Insomma un viaggio fra le varie sfumature del jazz mischiate sapientemente e in modo emozionante. Una grande take dal songwriting intenso. La band non perde il suo smalto e quel tiro strafottente tanto caro ad Elio, loro collaboratore sin dagli albori, "Que Sh'È?". "Wedding" si lascia andare ad un lirismo chitarristico di grana hendrixiana, il wah wah comanda negli assoli mentre la ritmica incalza veloce. Un disco ricco, complesso e delicato, da avere.
postato da synpress44 alle ore 11:31 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: ossi duri, lazarimus, scadenza perfetta, babylonmagazine


giovedì, 23 aprile 2009

MenteLocale recensisce Kimica dell'Alkemik Quintet

Siamo lieti di segnalare la recensione di Kimica dell'Alkemik Quintet su MenteLocale
Il nostro grazie a Riccardo Storti


http://www.mentelocale.it/musica_notte/contenuti/index_html/id_contenuti_varint_23539

In musica la chimica è tutto: affinità elettive tra elementi che si combinano quindi magie per i nostri sensi quando quelle molecole ci colpiscono. E Kimica (Radar, 2008) è anche il titolo del CD dell’Alessandro Tedesco Alkémik Quintet. Trombonista di formazione classica, Tedesco – un bel giorno - finì per scontrarsi con il jazz e fu tutto un cursus honorum con nomi di punta del panorama nazionale (Pierannunzi, Sepe, Tonolo, Onorato, Giammarco, Casati, Leveratto) e non (Peter Erskine e Archie Shepp). In seguito avvenne l’incontro con un paio di amici e la fusione alchemica in quintetto.
Play e ci siamo. Jazz di gran classe per un CD valido sia per le composizioni, sia per le rifiniture registiche di postproduzione. Cura e passione. Si comincia con Modulations, vero e proprio viaggio sonoro tra cromature e cromatismi; Cinderella è un delicato affresco melodico donato dall’attento bassista Costagliola alle varie voci dell’ensemble (pianoforte e sax). Il gioco si fa sottile appena incalza l’attacco sincopato, diluito in 5/4, di Spinning: allusione a Night in Tunisia di Gillespie che, però, si sa aprire ad episodi più smooth. L’itinerario procede tra le dune modali di Kimica, il flamenco jazz de Il mago delle foto e le rifrazioni soul di Bubu settete. Abilmente congegnate le interpretazioni di due classici (Sophisticated Lady di Ellington e The Preacher di Silver) più C’amor’ del sassofonista partenopeo Marco Zurzolo.
postato da synpress44 alle ore 14:18 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: kimica, mentelocale, alessandro tedesco, alkemik quintet


giovedì, 23 aprile 2009

MovimentiProg recensisce Scadenza Perfetta degli Ossi Duri

Siamo lieti di segnalare la recensione di Scadenza Perfetta degli Ossi Duri su MovimentiProg
Il nostro grazie a Daniele Cutali

http://www.movimentiprog.net/modules.php?op=modload&name=Recensioni&file=view&id=2938


Perfetta, sì...

Signore e signori, qui c'è classe, tecnica ad altissimi livelli, fantasia, autoironia e satira al tempo stesso, arte sopraffina e tanto, tanto rock, sia esso progressivo, zappiano, da jam band o quant'altro. Tutto questo sono gli Ossi Duri, e la massima incarnazione di quanto aggettivato poc'anzi la si può trovare fortemente in questo album, il primo prodotto in proprio con l'etichetta discografica La.Za.Ri.Mus. di proprietà della band torinese. Gli Ossi Duri sono una band che s'ispira al mito zappiano declamante l'ironia all'ennesima potenza, la volgarità mai fine a sé stessa, banale o inutile. Frank Zappa era un maestro in questo, spargendo i semi qua e là per la nascita di quello che sarebbe diventato il rock demenziale. Ma gli Ossi Duri vanno anche oltre al semplice demenziale, sfoggiando la loro personalità e assumendo uno status di band diamantina a cavallo tra il rock puro dalle tantissime sfumature, e le infinite possibilità artistiche.

I giovani fratelli Bellavia, Martin (chitarra, voce), Simone (basso, voce), Ruben (batteria, voce), Alessandro Armuschio (tastiere, voce, anche nell'ensemble degli Ainur), e Andrea Pinta Vigliocco (tastiere e voce), hanno prodotto la loro seconda raccolta di brani inediti costruendo un concept-theme surreale, grottesco e al limite della farsa, in piena tradizione Ossi Duri. La band racconta la storia del cantautore immaginario di nome Silvano Garrè tra inflessioni dialettali come nel finale della grande “Kentucky Fried Chicken”, rock al calor rosso tra prog ed Elio come in “Silvano Garrè”, techno-ska elettronico come in “Skadance”, e felpate atmosfere jazzy della “Sezione del Junko”. Una lunga discesa nella satira pungente verso produttori famelici e truffaldini, istituzioni pubbliche non molto corrette e musicisti balordi.

Geniali, graffianti, spigolosi e scomodi, gli Ossi Duri sono una bella realtà musicale, invece. E con attributi grossi come una casa. Il coraggio non manca a questi ragazzi, ma questo era già assodato fin da quando, pargoletti, all'età di otto e nove anni i Bellavia hanno fondato gli Ossi Duri sotto l'egida del nume tutelare che risponde al nome di Frank Zappa. Ed è anche grazie a questo grande coraggio che si sono cimentati nell'avventura della creazione di un'etichetta discografica ad hoc, che ha prodotto oltre ai propri lavori in casa anche la cantautrice riminese Chiara Raggi. Questa grande band torinese continua a lasciare spiazzati e a bocca aperta continuando a creare musica sopraffina. E' questo quello che conta, e “Scadenza Perfetta” non deve mancare in una collezione di musica di alta qualità.
postato da synpress44 alle ore 14:10 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: jazz, ossi duri, movimentiprog, scadenza perfetta


mercoledì, 22 aprile 2009

Mezzo secolo progressive in un'eccezionale guida: Prog 40!

Alcuni tra i migliori esperti di rock progressivo pubblicano per Applausi la guida 'definitiva' e completa al prog internazionale, con più di 1000 artisti trattati e la prefazione del grande Aldo Tagliapietra delle Orme

 

 

Edizioni Applausi

e

Maurizio Galia

sono orgogliosi di presentare:

 

 

PROG 40

Quarant'anni di progressive-rock nel mondo

 

Raccolti e recensiti da:

Claudio Aloi

Giuseppe Di Spirito

Roberto Vanali

Franco Vassia

Donato Zoppo

 

Prefazione di Aldo Tagliapietra (Le Orme)

 

456 pagine, con immagini b/n

 

 

Nel 1969, esattamente quarant'anni fa, i King Crimson pubblicavano In The Court Of The Crimson King, il loro disco d'esordio ma soprattutto il manifesto di quel nuovo linguaggio musicale che sarà battezzato "progressive". In quell'anno uscirono tanti altri album di gruppi essenziali per la nascita e la definizione del genere: Van Der Graaf Generator, Yes, Jethro Tull, Family, Soft Machine, Pink Floyd, Can e tanti altri. A quasi mezzo secolo di distanza, nonostante il progressive sia scomparso e poi si sia rigenerato per nuove generazioni di ascoltatori, è giunto il momento di una guida "definitiva" in materia, che abbia la funzione di presentare non solo i classici del genere, ma anche gli alfieri del "new progressive" contemporaneo, nonchè tutte le correnti e i sottogeneri costantemente ignorati nelle iniziative editoriali.

 

Oltre 1.100 artisti trattati, immagini di 2.200 dischi, 456 pagine, sei tra i più preparati e noti divulgatori di rock progressivo, un'analisi approfondita di 40 anni di prog: questo è Prog 40 - Quarant'anni di progressive-rock internazionale, curato e illustrato dal musicista e disegnatore Maurizio Galia, scritto da Claudio Aloi, Giuseppe Di Spirito, Roberto Vanali, Franco Vassia e Donato Zoppo, tra le firme più note e prestigiose del panorama progressive, provenienti da testate come Arlequins, Nobody's Land, MovimentiProg, Rotters Club e Wonderous Stories.

 

Per la prima volta viene presentato il più completo e dettagliato elenco degli artisti di quest'area, più volte dato per morto eppure ancora amato e ascoltato in tutto il mondo. Una ricerca effettuata e compilata da sei autori preparatissimi e testata sulle più complete collezioni discografiche mondiali, pubblicata in 456 pagine in b/n ricche di immagini. Il proto-progressive e le nuove tendenze degli ultimi anni, i classici dell'età d'oro e l'epoca del new prog, i pionieri delle scuole nazionali maggiori e minori (Germania, Italia, ma anche il prog terzomondista), le correnti (Canterbury, RIO, Zeuhl, space, chamber-rock etc.) e le "one-shot bands": questo il contenuto di Prog 40, arricchito dalla prefazione di Aldo Tagliapietra, cantante e bassista delle Orme.

 

Prog 40 sarà presto distribuito nelle migliori librerie.

Per informazioni e prenotazioni:
Tel. e Fax 011.405.52.44
335.103.58.57
noitre2003@libero.it

 

Ufficio stampa e promozione:

http://www.synpress44.splinder.com

http://www.myspace.com/synpress44

 

Copertina Prog 40

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categoria: , rock, guida, rock progressivo, aldo tagliapietra, prog 40, edizioni applausi, maurizio galia


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